Marguerite Duras sul film

Marguerite Duras sul film

Conversazione sul film di Marguerite Duras e Dyonis Mascolo

Resnais? Un miracolo di purezza. Il piacere di fare del buon cinema. Neanche la minima traccia in lui di commercialità. Non lo ha mai consentito. [...]
Resnais è il solo cineasta che non mi abbia mai detto: non fare del cinema, non hai l'ottica del cinema. Lui mi ha costantemente provocato al contrario a fare la letterata ed è lui che mi ha chiesto di dare questa continuità sotterranea dell'opera sulla quale ci siamo basati.
Resnais lavora in maniera ossessiva. Lui è in qualche caso come non credevo si potesse essere in alcun caso, tranne in quello del romanziere. In queste condizioni, esigevamo di essere liberi. È perché una clausola del contratto prevedeva che saremmo stati assolutamente liberi di fare ciò che avremmo voluto. Anche perché, non abbiamo incassato per questo film che delle somme irrisorie. Ma tutto è stato come lo volevamo; siamo contenti.
Ciò che ci tengo a precisare, è che non ho imparato niente di cinema con Resnais che è tuttavia l'essere che conosce meglio il cinema che io abbia mai incontrato. Ciò che ho imparato molto semplicemente è che il cinema non differisce dalle altre arti e ne sono felice, sì, molto felice.
Mi sono immersa nel film. Eppure, le immagini mi hanno sorpreso quando le ho viste. Quelle di Nevers per esempio. Lì ho scoperto un esotismo inverso. La Francia era alla fine del mondo. Era esotica in rapporto al Giappone. È molto raro essere così superati dalla previsione poetica di un'immagine, tuttavia è ciò che mi è arrivato con Resnais.

Il mio testo? Eh! Bene... Dyonis: tu hai detto qualcosa di molto giusto sul mio testo poco fa. - Sapete, è come voi, anche lui è stato molto colpito da Nevers. - Sì, sai: l'indissociabilità delle immagini...

Dionys Mascolo: È assurdo parlare del film di Resnais; è assurdo parlare del testo di Marguerite Duras. Il testo non sarebbe stato lo stesso se non avessimo visto le immagini e le immagini non sarebbero state le stesse se non avessero corrisposto al testo. Sono tanto indissociabili l'uno dall'altro quanto i fili di una lana il cui insieme forma un tappeto.
Alcuni dicono: che lei, poteva guardarsi dal fare del pathos nel suo libro, di fare della ridondanza... ma è che il testo è qui divenuto una musica fatta per essere ascoltata allo stesso tempo delle immagini, tutte e due come una partitura musicale. Non ci sarebbero né le immagini di Resnais né il testo di Duras, non avrebbero fatto né l'uno né l'altro se ciò che hanno fatto non l'avessero fatto insieme e Resnais sapeva ciò che faceva quando chiedeva a Duras di scrivere la sua storia liberandosi di tutti gli imbarazzi, di tutti i pudori di romanziera, di non fare né una sceneggiatura, né un dialogo, né un commento, né niente che sia adeguato – falsamente – allo stile del cinema.

Marguerite Duras: Il testo è l'equivalente verbale delle immagini, esalta le immagini a seguire. Resnais sapevo ciò che voleva , lui mi provocava ed io rispondevo assecondandolo.


(Da Entretien avec Marguerite Duras, di Dionys Mascolo, “Cinéma 59”, n. 38, luglio 1959)