Lo chiamavano Trinità...

Lo chiamavano Trinità...

(Italia/1970) di E.B. Clucher (113')

Regia, soggetto e sceneggiatura: E.B. Clucher [Enzo Barboni]. Fotografia: Aldo Giordani. Montaggio: Giampiero Giunti. Scenografia: Enzo Bulgarelli. Musica: Franco Micalizzi. Interpreti: Terence Hill (Trinità), Bud Spencer (Bambino), Farley Granger (maggiore Harriman), Steffen Zacharias (Jonathan Swift), Dan Sturkie (Tobia), Gisela Hahn (Sara), Elena Pedemonte (Giuditta), Luciano Rossi (il timido), Ezio Marano (Faina), Remo Capitani (Mescal). Produzione: Italo Zingarelli per West Film. Durata: 113'

Restaurato nel 2020 da Cineteca di Bologna e Rocca delle Macie presso L’Immagine Ritrovata, con il contributo del MiC


È un film western? Un film comico? Un western comico? Non esattamente: è un film di Bud Spencer e Terence Hill, che fa genere a sé, anche se all'epoca non si poteva sapere. Meglio: il film che inventa Bud Spencer e Terence Hill come entità singola e indivisibile (poco conta che avessero già recitato assieme in altri tre film, di Giuseppe Colizzi). Dopo i due Trinità, entrambi ottimi, non sarà affatto un problema, per loro e per noi, uscire da questo West senza appigli col reale e spostarsi a piacimento nella giungla amazzonica, alle corse sulla dune buggy, per le strade di Miami con la divisa della polizia. Questo sia detto senza sminuire E.B. Clucher (alias Enzo Barboni), che arriva al primo Trinità con alle spalle un solo film diretto (con scarsa incisività) e una rispettabilissima carriera da direttore della fotografia. Pare che proprio sul set dell'ennesimo spaghetti western violento, paranoico e uguale ad altri cento, Barboni abbia avuto l'illuminazione di provare una via diversa. [...] Ad essere obiettivi, prima di Trinità non c'era stato nulla di simile.Il film che ha rilanciato il western italiano in un momento di stanca, dicono alcuni. Il film che lo ha affossato definitivamente, sostengono altri (compreso Sergio Leone). È un dilemma stimolante, che consegniamo agli storici. Trinità è un film che fa benissimo a meno di un contesto per essere capito e goduto. È un eterno ritorno all'infanzia, dove per stare bene ti bastano i piedi lerci, le battute svelte, le sfuriate che non portano a niente, due belle mormone bionde, una pignatta di fagioli e una vagonata di scazzottate acrobatiche. Facile. Anche se non è poi così facile avere un'infanzia felice. E non è affatto facile trovare un film che quella felicità è in grado di perpetuarla, una generazione dopo l'altra. (Andrea Meneghelli)

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