Il settimo sigillo

Il settimo sigillo

(Det sjunde inseglet, Svezia/1957) di Ingmar Bergman

Soggetto: dal dramma Trämålning di Ingmar Bergman. Sceneggiatura: Ingmar Bergman. Fotografia: Gunnar Fischer. Montaggio: Lennart Wallén. Scenografia.: P.A. Lundgren. Musica: Erik Nordgren. Interpreti: Max von Sydow (Antonius Block), Gunnar Björnstrand (Jöns), Bengt Ekerot (la Morte), Nils Poppe (Jof), Bibi Andersson (Mia), Åke Fridell (Plog), Inga Gill (Lisa), Erik Strandmark (Jonas Skat), Bertil Anderberg (Raval), Inga Landgré (Karin), Gunnar Olsson (Albertus Pictor). Produzione: Allan Ekelund per AB Svensk Filmindustri. Durata: 96'
Digitalizzato nel 2018 in 4K da Svenska Filminstitutet a partire da il negativo camera originale 35mm.

"Da bambino mi capitava talvolta di seguire mio padre nei suoi spostamenti quando doveva officiare messa nelle piccole chiese di campagna dei dintorni di Stoccolma. [...] Mentre mio padre parlava dal pulpito, e i fedeli pregavano, cantavano o ascoltavano, io concentravo la mia attenzione sul mondo segreto della chiesa, costituito da volte basse, mura spesse, profumo di eternità, luce solare che tremava sulla strana  vegetazione dei dipinti medioevali e sulle figure scolpite sul soffitto e sulle mura. C'era tutto ciò che la fantasia può desiderare: angeli, santi, dragoni, profeti, demoni, bambini. C'erano animali estremamente spaventosi: i serpenti del Paradiso, l'asino di Balaam, la balena di Jonas, l'aquila dell'apocalisse... In un bosco, la Morte era seduta e giocava a scacchi con un cavaliere... una creatura dagli occhi spalancati si attaccava ad un albero mentre in basso la Morte si accingeva a segare l'albero. Sulle colline in lieve pendenza la Morte conduceva la danza finale verso il paese delle tenebre". Come dimostrano queste parole di Bergman, l'evocazione visionaria del XIV secolo racchiusa nel Settimo sigillo ha origini remote che affondano nelle fantasie dell'infanzia. Il Medioevo di Bergman è una dimensione dove proiettare fantasmi e angosce che assediano l'individuo nel profondo. (Roberto Chiesi)